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Considerazioni generali sull'economia bielorussa

A partire dal 1996, e salvo le gravi ripercussioni negative della crisi economica e finanziaria internazionale nel 2008 e nel 2009, l’economia bielorussa è risultata costantemente in crescita. Questo tipo di sviluppo è stato caratterizzato da tre elementi: forte presenza statale; priorità alla crescita in termini quantitativi piuttosto che qualitativi; aiuti da parte russa e, più recentemente, del Fondo Monetario Internazionale.
Le prospettive di crescita economica appaiono tuttavia condizionate dal basso livello degli investimenti, dovuto ad un investment climate ancora non del tutto attrattivo, nonostante i recenti progressi del Paese nel senso di una maggiore apertura, che hanno valso al Belarus il posizionamento tra i dieci migliori top reformers per l’anno 2009 secondo il report “Doing Business” della Banca Mondiale. Inoltre, le gravi ricadute della crisi finanziaria internazionale sull’economia bielorussa, avvertitesi soprattutto nell’anno 2009, hanno posto in maggiore evidenza alcune criticità di fondo di questo sistema economico. In particolare, la bilancia commerciale del Belarus, confermando una tendenza peggiorativa in atto a partire dal 2007, ha registrato un grave disavanzo, che ha raggiunto nel 2009 la cifra di 7,3 miliardi di dollari. Per il primo semestre 2010, il deficit è pari a 3,5 miliardi di dollari, e dunque cospicuo, seppure in lieve miglioramento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (3,9 miliardi).
Il cattivo andamento delle esportazioni bielorusse – nonostante la svalutazione del 20% della valuta locale rispetto al dollaro, cui il rublo bielorusso era precedentemente ancorato, a partire dal 1° gennaio 2009 - è in particolar modo determinato da due fattori. In primo luogo, la scarsa diversificazione dei partner commerciali del Belarus e la fortissima dipendenza delle esportazioni dalla domanda russa (il 31,5%, secondo i dati relativi all’anno 2009), la cui contrazione, soprattutto nel corso del 2009, ha dunque inciso gravemente sulla bilancia commerciale del Paese. In secondo luogo, la forte incidenza dei costi energetici nel processo produttivo, unitamente al progressivo aumento dei costi delle materie prime energetiche deciso dalla Federazione Russa.
In relazione al prezzo del gas, a seguito degli accordi con Gazprom conclusi il 31 dicembre 2006, è stato infatti deciso un progressivo adeguamento dei prezzi praticati per il Belarus a quelli praticati sul mercato europeo, passando in tal modo da 46,7 USD a 100 USD per 1000 metri cubi di gas a far data dal 1° gennaio 2007, e prevedendo ulteriori aumenti per arrivare al 67%, all’80%, al 90% ed infine al 100% del prezzo per i Paesi UE rispettivamente per gli anni 2008, 2009, 2010 e 2011. Questo accordo ha subito nel corso della sua applicazione diversi aggiustamenti in relazione alla variazione dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali. Attualmente, il prezzo del gas fissato per l’anno 2010 è pari a 171,5 dollari per mille metri cubi. Infine, in merito al sopracitato adeguamento ai prezzi di mercato entro il 2011, il Primo Ministro bielorusso Sidorsky ha dichiarato come, a causa delle gravi ripercussioni derivanti dalla crisi economica internazionale, Mosca avrebbe accettato di posporre tale adeguamento al 2015/2016. Allo stesso tempo, a seguito di una lunga e difficile trattativa, Gazprom ha acquisito dal Governo bielorusso il 50% di Beltrangaz – il principale network di transito del gas in Belarus, a parte la linea Yamal - Europa, che è già di proprietà russa – per la cifra complessiva di 2,5 miliardi di dollari (pari a 625 milioni di dollari all’anno).
Quanto alla tassa di importazione del petrolio, a partire dal 2007 la Federazione Russa ha deciso di imporre al Belarus, che fino ad allora aveva importato il petrolio grezzo dalla Russia in regime di duty free, il pagamento di una parte del dazio all’esportazione applicato agli altri Paesi, nella misura del 29,3% per l’anno 2007, del 33,5% per il 2008 e del 35,6% per il 2009. L’esenzione da tale dazio costituisce uno dei motivi principali che hanno spinto il Belarus ad aderire all’Unione Doganale con Federazione Russa e Kazakistan, entrata in vigore ufficialmente il 1° gennaio 2010, ed operativamente il 6 luglio 2010, a seguito dell’adozione del Codice Doganale comune. In tale data, la circolazione dei beni e dei servizi all’interno dell’Unione Doganale è stata resa esente da controlli e dazi, mentre verso l’esterno è stata adottata una tariffa comune per ogni categoria merceologica. Tuttavia, a seguito di una lunga querelle tra Mosca e Minsk, è stato deciso che il Belarus avrebbe acquisito in esenzione dal dazio all’esportazione i soli quantitativi di greggio destinati al consumo domestico (circa 6 milioni di tonnellate), mentre sarebbe stata tenuta al pagamento per intero del dazio sulle restanti quantità, destinate ad essere esportate verso Paesi terzi (circa 21 milioni di tonnellate). Si forniscono alcune ulteriori indicazioni pratiche circa i vantaggi e le criticità della neocostituita Unione Doganale al termine del successivo paragrafo b).
Il combinato effetto dei due shock energetici sopra descritti ha prodotto conseguenze di estremo rilievo per l’economia bielorussa. A parte quanto già osservato in relazione al deficit commerciale, vale rilevare che il Belarus traeva notevoli profitti anche dalla lavorazione, trasformazione ed esportazione di prodotti derivati dal petrolio russo: l’aumento dei prezzi ha quindi inciso sia sulla “bolletta energetica” del Belarus, ma anche sulle entrate da esportazioni del greggio raffinato. In particolare, per reagire alle perdite derivanti dal rincaro del prezzo del petrolio, il Governo sta valutando possibili incrementi di prezzi e riduzione di sussidi alle raffinerie bielorusse, oltre a manovre restrittive di politica fiscale, soprattutto sul fronte delle imposte indirette, a possibili limitazioni degli aumenti salariali nel settore pubblico e a tagli della spesa per diverse organizzazioni governative.