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Portogallo

Dati generali del portogallo

Divisione Amministrativa

Articolo 236 della Costituzione Portoghese

Categorie di amministrazioni locali e divisione amministrativa locais
  • Nel continente le amministrazioni locali sono le “freguesias”, i municipi e le regioni amministrative
  • Le regioni autonome delle Azzorre e di Madeira comprendono freguesias e municipi.
Il Portogallo continentale è attualmente suddiviso in 18 distretti poiché non è ancora avvenuta l’istituzione delle regioni amministrative prevista dalla stessa Costituzione.
Ogni distretto ha un proprio Governatore Civile, nominato dal Consiglio dei Ministri come rappresentante del Governo e dipendente direttamente dal Ministero degli Affari Interni.
Vi è inoltre un Consiglio consultivo composto dal Governatore, dal vice-governatore e dai responsabili dei servizi statali.
Le Regioni autonome hanno invece un Governatore Regionale nominato, in considerazione dei risultati elettorali per l’Assemblea legislativa regionale, dal Rappresentante della Repubblica, scelto dal Presidente della Repubblica come garante delle istituzioni democratiche nelle Regioni autonome.
Le Regioni autonome e i distretti sono suddivisi in Municipi, ciascuno dei quali ha una Camera Municipale, organo esecutivo il cui Presidente corrisponde alla figura del nostro Sindaco, e un’Assemblea Municipale che è l’organo deliberativo composto dai membri direttamente eletti e dai Presidenti delle Freguesias del Municipio. È quindi possibile che Assemblea e Camera Municpale abbiano maggioranze differenti.
Le Freguesias, infine, hanno un’Assemblea deliberativa eletta direttamente dalla popolazione, alla cui Presidenza viene nominato il capo-lista del partito che riceve più voti. Vi è poi una giunta, organo esecutivo, i cui membri sono eletti dall’Assemblea stessa, a esclusione del Presidente (tranne dal Presidente).

Politica Interna

L’attuale Governo socialista del Primo Ministro Sócrates gode di una maggioranza assoluta in Parlamento, anche grazie al sistema elettorale proporzionale del metodo della più alta media D’Hondt che permette di ottenere la maggioranza dei seggi col solo 45%. Con il voto del 20 febbraio 2005 elettorato portoghese privilegiò la stabilità di Governo e la discrezionalità dell’azione politica di fronte alle sfide che il Paese doveva, e deve tuttora, affrontare in considerazione della grave situazione economica. Le ultime elezioni europee, svoltesi nel Giugno 2009, hanno però modificato il quadro di riferimento poiché sono state caratterizzate dalla vittoria inaspettata del Partito Socialdemocratico, che ha raggiunto il 32% dei consensi. Il 27 Settembre di quest’anno sono inoltre previste le elezioni legislative e, se verrà confermato il risultato delle elezioni europee, si  porrà inevitabilmente il problema della stabilità governativa poiché la coalizione conservatrice, composta dal PSD e dal PP, raggiungerebbe soltanto il 40 %, mentre le forze di sinistra difficilmente si alleeranno.
Il Primo Ministro, sin dall’inizio del proprio mandato, ha riconosciuto come priorità l’attuazione di misure volte a superare la crisi economica attuale.  Nel 2005 il tasso di deficit statale era pari al 6%, quello di disoccupazione era al 7,6% e la crescita del PIL era pari allo 0,3%. La situazione, migliorata durante il mandato di Socrates, è peggiorata nuovamente a causa della congiuntura internazionale. Nel primo trimestre 2009 il Pil ha già subito una contrazione del 3,7% che si stima possa raggiungere il 4,1% entro la fine dell’anno e peggiorare ulteriormente del 0,51% nel 2010. Alla decrescita del Pil si è, inoltre, associato l’aumento della disoccupazione dell’8,9% nel primo trimestre 2009, che arriverà al 9,6% entro fine anno e sino all’11% per il 2010. La crisi economica internazionale, il momento di transizione vissuto dall’Unione Europea e il negoziato sulla regolamentazione finanziaria completano un quadro complesso che ha imposto al Governo scelte difficili.
Le misure prese da Sócrates hanno mirato ad attuare una politica economica meno vincolata, in virtù della flessibilità acquisita dal patto di stabilità europeo, dal rigido formalismo e dall'“ossessione del deficit” che aveva caratterizzato la gestione dell’ex Ministro delle Finanze e attuale leader dell’opposizione PSD Ferreira Leite. Il governo socialista ha voluto quindi porre l’accento, col cosiddetto piano tecnologico, sull’esigenza di investimenti pubblici e privati che puntino sull’innovazione tecnologica e sulla competitività dell’economia portoghese, rimanendo sulla strada di austerità con una politica di consolidamento delle finanze pubbliche, ribadita nel Programma di Stabilità e Crescita del 2005-2009 (PEC).
La politica dell’esecutivo ha puntato sulla riduzione del peso della spesa pubblica sul PIL, essenziale per creare basi solide per la crescita economica, senza trascurare la coesione e la solidarietà sociale riuscendo a ridurre drasticamente il rapporto tra il deficit e il PIL dal 6% del 2005 al 2,6 del 2008, anche se la crisi internazionale e il conseguente piano di investimenti pubblici ha portato a un nuovo aumento del rapporto deficit/ PIL al 6,5. Il Governo ha comunque ottenuto buoni risultati nel consolidamento del bilancio, anche grazie alle riforme avviate nella Sicurezza Sociale e nella Pubblica Amministrazione, riuscendo a far rientrare il deficit nei parametri comunitari.
Non sono mancate le critiche da parte dell’opposizione socialdemocratica riemersa dalle ceneri, nelle quali era stata lasciata da Santana Lopes, in seguito all’elezione della nuova leadership riformista di Mendes, al quale è succeduto prima Menezes e poi Ferreira Leite. Il partito di centro-destra ha spesso sottolineato il carattere populista dei provvedimenti governativi, la mancanza di respiro dell’azione politica socialista dispersa in misure congiunturali e il rischio dell’aumento del debito pubblico a causa degli investimenti governativi in grandi opere pubbliche. Non sono mancate, però, occasioni di dialogo tra il Governo e il PSD come nell’ambito della revisione costituzionale preliminare all’attuazione del referendum europeo.
La politica di riforme del Governo ha incontrato, anche, forti resistenze da parte dei partiti della sinistra più radicale (il Partito Comunista, i Verdi e il Blocco di Sinistra) che hanno intrapreso, come previsto, una campagna contro alcune iniziative di politica economica, sostenuta da scioperi del sindacato comunista CGTP. Il Governo è riuscito a raggiungere un accordo sulla riforma del sistema di Sicurezza Sociale con le quattro confederazioni Industria, Commercio, Turismo e Agricoltura e con l’Unione generale dei Lavoratori (il sindacato vicino al partito socialista), ma non con l’organizzazione maggiormente rappresentativa, la CGTP (Confederazione Generale dei Lavoratori Portoghesi), secondo cui la proposta ridurrà le pensioni di tutti i lavoratori, senza garantire che i datori di lavoro rispettino gli accordi.
Il Governo, però, è riuscito comunque a collaborare attivamente con il Blocco di Sinistra come nel caso del progetto di legge concernete la regolamentazione del segreto bancario, che ha mostrato la volontà del Portogallo di adeguarsi alle decisioni del recente vertice G 20 di Londra e che è attualmente al vaglio della competente Commissione Parlamentare.
Il 22 gennaio 2006 è stato eletto Presidente della Repubblica Cavaco Silva. Questa vittoria è molto significativa poiché è la prima volta, dopo la “Rivoluzione dei garofani”, che il Portogallo ha un Presidente della Repubblica conservatore espressione della maggioranza di centro-destra. Vero è, come gli stessi leader dei partiti socialdemocratico e popolare hanno generosamente riconosciuto, che la vittoria è da attribuire innanzitutto all’impostazione “apolitica” di Cavaco Silva, che ha voluto sottolineare la natura neutrale della sua candidatura e si è posto come interlocutore al di sopra delle parti, e per questo maggiormente carismatico, del popolo portoghese, nonostante l’aiuto che ha oggettivamente ricevuto dalla mobilitazione dell’elettorato dei due partiti di centro destra. Cavaco vinse con una maggioranza minima: il 50,59%. Il popolo portoghese ha voluto dargli un’investitura moderata, adatta ad una “coabitazione pacifica” tra Presidente e Governo di maggioranza socialista. L’appartenenza ideologica del nuovo Presidente eletto e del Primo Ministro Socrates al riformismo trasversale, che dimora sia nel partito socialdemocratico che nel partito socialista, è stata d’auspicio al varo di una cooperazione istituzionale finalizzata a far fronte alle difficili sfide che ancora attendono il Paese travagliato da una profonda crisi  economica e sociale. “Voglio essere e sarò il presidente di tutti i portoghesi”; con queste parole Cavaco ha salutato il pubblico che inneggiava alla sua vittoria. Manuel Alegre, il poeta socialista che si è presentato senza l’appoggio ufficiale del suo partito, ha ottenuto il secondo maggior numero di consensi, 20,72%, contro il 14,34% realizzato dal suo ex compagno di lotte, Mario Soares, il “leone umiliato”, come hanno voluto ribattezzarlo i giornali locali con riferimento alla sconfitta del candidato ufficiale del partito socialista. I suffragi ottenuti dai tre candidati presidenziali di sinistra, 8,59% del comunista Jeronimo de Sousa, 5,31% del leader del Blocco di Sinistra, Francisco Louçã, 0,44% del maoista Pereira, hanno rappresentato una riprova delle divisioni della sinistra. La “cooperazione strategica” con l’esecutivo socialista che Cavaco Silva aveva annunciato nel corso della sua campagna elettorale è andata affievolendosi negli anni. All’inizio della sua Presidenza Cavaco Silva appariva accomunato a Socrates, pur appartenendo a partiti differenti, da un pensare comune e dal riformismo europeo, ma si sono poi palesate divergenze.

Risultati elezioni legislative del 20 Febbraio 2005 e composizione del Parlamento: Risultati delle elezioni del 2005

Risultati elezioni europee del 7 Giugno 2009:
Elezioni del 2009

Composizione del Governo
  • Primo Ministro: José Sócrates
  • Ministro di Stato e degli Affari Esteri: Luís Amado
  • Ministro di Stato e delle Finanze e Ministro dell’Economia e dell’Innovazione: Fernando Teixeira dos Santos
  • Ministro della Amministrazione Interna: Rui Carlos Pereira
  • Ministro della Presidenza: Pedro Silva Pereira
  • Ministro della Difesa Nazionale: Nuno Severiano Teixeira
  • Ministro della Giustizia: Alberto Costa
  • Ministro dell’Ambiente, dell’ordinamento del Territorio e dello Sviluppo Regionale: Francisco Nunes Correia
  • Ministro dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca: Jaime Silva
  • Ministro delle Opere Pubbliche, dei Trasporti e delle Comunicazioni: Mário Lino
  • Ministro del lavoro e della solidarietà sociale: José Vieira da Silva
  • Ministro della Sanità: Ana Jorge
  • Ministro dell’Istruzione: Maria de Lurdes Rodrigues
  • Ministro della Scienza, della tecnologia e dell’Insegnamento Superiore: Mariano Gago
  • Ministro della Cultura: José Antonio Pinto Ribeiro
  • Ministro degli Affari Parlamentari: Augusto Santos Silva
Capo dello Stato: Cavaco Silva - Presidente eletto il 22 gennaio 2006. Investitura 9 marzo 2006.

Politica estera

Il Governo socialista, nel segno della continuità con gli esecutivi precedenti, ha perseguito le tradizionali priorità lusitane: l’integrazione Europea, il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, la solidarietà con la Nato e un’attenzione alle esigenze della Comunità internazionale di lingua portoghese. È stata perseguita attivamente una politica di fedeltà atlantica, necessità geopolitica del Paese più occidentale d’Europa. Il Portogallo è stato il primo paese a offrire la propria disponibilità, alla neo-eletta amministrazione democratica, ad ospitare alcuni dei cosiddetti “nemici combattenti” detenuti a Guantanamo.

Il Portogallo e i rapporti con l’Unione Europea

Il Portogallo, sia con l’attuale esecutivo socialista sia con i precedenti governi socialdemocratici, ha sempre sostenuto il processo di integrazione europea, nonostante il forte astensionismo, (attorno al 60% alle ultime elezioni europee).
Il Portogallo ha sempre sostenuto il rafforzamento nell’UE durante le due passate presidenze del Consiglio Europeo.
Per quanto riguarda la questione del Trattato Costituzionale, dopo il primo fallimento dei referenda in Francia e Olanda, il Portogallo è stato tra i maggiori promotori di una nuova soluzione raggiunta il 13 Dicembre 2007 con la firma del trattato di Lisbona che, per entrare in vigore, dovrà essere ratificato da tutti gli stati membri. Attualmente il trattato è stato approvato da tutti i paesi europei ad eccezione dell’Irlanda, la cui popolazione ha votato contro attraverso un referendum. Va però precisato che in Polonia, Republica Ceca e Germania vi è stata l’approvazione Parlamentare ma manca la ratifica definitiva dei rispettivi Presidenti della Repubblica.
Il Governo portoghese, sempre fedele ad una tradizione europeista, sostiene un’Europa forte, capace di imporsi sulla scena internazionale, integrata politicamente, nella quale prevalga il metodo comunitario ed un equilibrio istituzionale che permetta all’Unione di funzionare efficacemente e divenga garanzia, contro improbabili direttori, dell’uguaglianza democratica degli Stati Membri. Lisbona è pertanto lontana da una visione minimalista di euroscetticismo che nei momenti di debolezza e di crisi prende piede in ambito europeo. Con riferimento alla dimensione economica, e lo si vede meglio in relazione al negoziato sulle prospettive finanziarie, il Portogallo, a prescindere da un troppo schematico confronto tra un non ben definito modello sociale ed un altrettanto vago stereotipo liberale, appoggia politiche mirate come l’iniziativa britannica di ristrutturare il bilancio, al fine di favorire la competitività, la riforma del mercato del lavoro e la ricerca e l’innovazione tecnologica.

Dal bilancio comunitario 2007/13 approvato dal Consiglio Europeo del 15/16 dicembre scorso, il Portogallo ha ottenuto vantaggi cospicui. È stato anzitutto ristabilito il montante di fondi per lo sviluppo rurale provenienti direttamente dalla Pac, come previsto dalla proposta lussemburghese e che erano invece stati ridotti dalla prima proposta britannica. È stato inoltre ribadito il principio della “specificità” dell’agricoltura portoghese in modo che il montante addizionale di 320 milioni di euro proveniente dal FEOGA non dipenda dal co-finanziamento nazionale. Il Portogallo beneficia inoltre, alla stessa stregua dei nuovi membri e della Grecia, di alcune regole di flessibilità per l’accesso ai fondi: il finanziamento comunitario sale dall’80 all’ 85 %  degli investimenti effettuati che possono includere il valore dell’Iva, mentre il periodo di assorbimento passa dai due ai tre anni. Machado, Presidente della Confederazione degli Agricoltori ha elogiato la capacità negoziale del Governo, sottolineando che il Portogallo è riuscito a mantenere lo stesso livello di aiuti che aveva nel precedente quadro di appoggio finanziario e che la stessa proposta lussemburghese aveva ridotto del 15%. In relazione all’accordo globale raggiunto, il Portogallo sottolinea che a dispetto della riduzione del bilancio comunitario dall’1,06% all’1,045% del reddito dell’UE, (meno 8,6 miliardi di euro), è stato mantenuto l’ammontare di fondi di 21,3 miliardi per la coesione.