Cooperazione scientifica e tecnologica
I rapporti di cooperazione scientifica e tecnologica sono in larga misura curati da numerose collaborazioni spontanee tra l'Universita' di Malta e diversi Atenei italiani. Tale collaborazione e' sempre stata molto stretta sin dalla nasciata dell'Ateneo, cui contribuirono, non poco, insegnanti provenienti dagli Atenei degli Stati Pontifici.
E' in attesa di ratifica un
Accordo di Cooperazione scientifica e tecnologica.Ogni anno, l’
Istituto Italiano di Cultura organizza seminari in collaborazione con l’Università locale, con l’intervento di esperti italiani, su temi quali, per citarne alcuni afforntati in passato: ambiente e salute, paesaggio e pianificazione, astrofisica, intelligenza artificiale, biotecnologie e alimenti transgenici, recupero urbano, impiego e diffusione dell’auto elettrica.
La Missione archeologica italiana a Malta
Un caso particolare e molto efficace di cooperazione scientifica bilaterale è rappresentato dalla Missione Archeologica Italiana a Malta, che si costituisce nel 1963 su iniziativa del Direttore dell’Istituto di Studi per il Vicino Oriente dell’Università di Roma, prof. Sabatino Moscati, e sotto la direzione scientifica del prof. Michelangelo Cagiano de Azevedo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nel primo periodo di attività, fino al 1970, la Missione, coordinata sul campo dalla prof.ssa Antonia Ciasca dell’Università di Roma, ha svolto uno specifico programma di ricerca finalizzato alla conoscenza della cultura di età storica dell’arcipelago maltese, in quegli anni ancora trascurata.
Le ricerche archeologiche, finanziate con fondi dell’Ateneo romano e del C.N.R., interessarono i siti di Tas-Silġ, identificandovi il santuario di Astarte-Hera-Giunone, di San Pawl Milqi, piccola chiesa sorta sulle strutture di una villa-fattoria in cui è stato proposto di riconoscere una delle residenze di Publio, il primate dell’isola che diede ospitalità a San Paolo scampato al naufragio. A Ras il-Wardija, sull’isola di Gozo, è stato inoltre individuato un santuario rupestre di epoca ellenistica.
Tra il 1970 e il 1995 sono proseguite le ricerche e gli studi sulla ingente quantità di dati forniti dagli scavi. Nel 1996 l’allora Direttore del Museums Department , dott. Tancred Gouder, affida alla Missione Archeologica Italiana l’incarico di proseguire la ricerca archeologica nei siti di Tas-Silġ e San Pawl Milqi. L’équipe di ricercatori, attualmente diretta dalla prof.ssa Maria Pia Rossignani (Università Cattolica di Milano), è composta da Unità di ricerca di diverse università italiane: l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l’Università di Roma “La Sapienza”, l’Università del Salento, l’Università di Foggia. Già a partire dal 1996 riprendono i lavori sul campo a Tas-Silġ, con campagne annuali tuttora in corso; dal 2000 al 2004 il team dell’Università Cattolica di Milano torna a operare nella villa di San Pawl Milqi.
A partire dal 2000 si avviano anche operazioni di conservazione nei due complessi archeologici, nell’ambito di articolati progetti di conservazione dei monumenti e con la consulenza dell’Istituto Centrale del Restauro italiano. Tutte le attività di ricerca e conservazione vengono condotte grazie a fondi erogati da Enti italiani: dal Ministero degli Affari Esteri, dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca scientifica e dai singoli Atenei. I lavori e le iniziative della Missione Archeologica Italiana si svolgono in stretta collaborazione con gli Enti maltesi preposti alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale: la Superintendence of Cultural Heritage e Heritage Malta.
La Missione Archeologica Italiana rappresenta un caso esemplare dell’applicazione in un paese estero delle competenze sviluppate in Italia nella ricerca archeologica. Il costante impegno degli studiosi coinvolti nelle indagini ha favorito il progresso ininterrotto delle conoscenze sui siti indagati. Il continuo aggiornamento delle metodologie di indagine e il coinvolgimento di nuovi ricercatori hanno contribuito in modo determinante a gettare nuova luce sulla cultura e l’economia della società maltese fra l’VIII secolo a.C. e l’età medievale.
Brochure della Missione Archeologica Italiana a Malta