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La Sede e la Residenza dell'Ambasciata d'Italia a Copenaghen

Foto dell'Ambasciata
L’Ambasciata d’Italia in Danimarca dispone di una cancelleria diplomatica, una cancelleria consolare distaccata, la residenza dell’Ambasciatore e l’Istituto Italiano di Cultura.

La cancelleria diplomatica si trova assieme alle rappresentanze di tanti altri paesi nella bella zona residenziale di Hellerup al nord di Copenaghen in una villa costruita nel 1940 ed acquistata nel 1987. Nella stessa zona a distanza di 5 minuti a piedi è situata la cancelleria consolare.

Foto dell'Ambasciata



La residenza dell’Ambasciatore si trova invece nel prestigioso quartiere detto “Città di Federico” a fianco del Palazzo Reale “Amalienborg” al centro di Copenaghen ed ha una lunga ed interessante storia. In uno studio del 1985, l'allora Ambasciatore d'Italia in Danimarca, Stefano d'Andrea racconta che le sue origini risalgono al 1750, quando il Sovrano cedette al suo gentiluomo di camera, Bærentz un terreno su quale sorse il primo nucleo dell’attuale Residenza dell’Ambasciatore italiano.
Annesso al primo edificio sorse quasi subito un prolungamento sulla Amaliegade.

Foto dell'Ambasciata





Solo un secolo dopo, nel 1852, furono aggiunte alla proprietà anche tre parcelle catastali sulla Fredericiagade (allora ancora prato), per la costruzione di scuderie. A quel momento la proprietà raggiunse la sua attuale superficie.
Nel 1907 furono effettuati degli importanti lavori nell’ala prospiciente la Fredericiagade. Nel 1908 l’immobile venne acquistato dalla famiglia Gluckstadt, proprietaria della Landmandsbanken.
Nel 1909, essa modificò la parte antica dell’edificio, costruendo la sala da pranzo al secondo piano (su disegno dell’architetto Valdemar Sander) ed il balcone sulla Amaliegade (su disegno dell’architetto Ingemann). Nel corso della prima guerra mondiale i Gluckstadt aggiunsero la grande sala da ballo, abbattendo quella parte della casa che nella seconda metà del settecento aveva costituito il primo ampliamento sulla Amaliegade.

Nel 1924, lo Stato italiano acquistò l’edificio dalla famiglia Gluckstadt. Dell’arredamento, considerato troppo costoso dall’allora Ministro degli Esteri Mussolini sono rimaste solo due tele incorniciate sui soffitti, di cui una di Magnus Berg e l’altra, molto nota, (Il trionfo di Galatea) del pittore Enrico Krock di Flensburg (1671-1738): l’artista più celebrato alla corte di Federico IV e di Cristiano VI. L’immobile, divenuto italiano, fu dotato di un arredamento disparato. Fanno eccezione i quadri del Recco e i due “Gaspare dei Fiori” provenienti dal Museo di Napoli che adornano una delle sale da pranzo. Inoltre le sei specchiere veneziane, firmate, collocate nel salone da ballo. Pezzi questi di alta qualità.

La grande casa che in quei tempi rispondeva perfettamente alle esigenze dei nuovi rapporti tra Italia e Danimarca nonché dei contatti tra le due famiglie reali, perse quasi subito il suo significato al momento della grande crisi. La seconda guerra mondiale e l'immediato dopoguerra resero più evidenti la sproporzione tra dimensioni dell'edificio ed effettive possibilità di manutenzione e di impiego. La Residenza subì dunque un lungo periodo di decadenza le cui conseguenze sono ancora oggi visibili. Solo con l'ingresso della Danimarca nella Comunità Economica Europea (1 gennaio 1973) una Residenza così vasta riacquista il suo significato. Nel 1981 hanno inizio i lavori di restauro che durano tutt'ora.

Tra i personaggi di rilievo di questo paese che hanno abitato la casa si ricorda la scrittrice Thomasine Buntzen (periodo napoleonico), che lo Stato danese ha voluto ricordare, dedicandole la vecchia bancanota da mille corone, la più alta emessa in questo Paese, nell'immagine lasciataci dal pittore Jens Juel.



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