QUADRO MACROECONOMICO E RELAZIONI ECONOMICO-COMMERCIALI TRA ITALIA E ROMANIA
Dal punto di vista macroeconomico, la Romania attraversa attualmente una congiuntura non favorevole, soprattutto se paragonata alla straordinaria crescita economica sperimentata dal Paese prima del 2009. Se gli anni successivi all`ingresso nell`Unione Europea, avvenuto il 1 gennaio 2007, hanno rappresentato senza dubbio una pietra miliare nello sviluppo e nella modernizzazione del Paese (la Romania era ai primi posti in Europa per crescita economica) dall’inizio del 2009 il `miracolo` economico ha subito una brusca battuta d’arresto. La contrazione del PIL nel 2009 e’ stata nell’ordine del -7% e di circa -2% nel 2010.
L’inflazione registrata nel 2010 ha raggiunto un tasso che si assesta su 6,1%. Gli obiettivi posti dalla Banca Centrale di Romania per il 2010, che prevedevano un`oscillazione del tasso d`inflazione tra il 2,5% ed il 4,5%, non sono dunque stati rispettati.
Tra gli altri effetti della congiuntura economica vi e`stato un repentino miglioramento del deficit commerciale, grazie ad una diminuzione delle importazioni in misura assai piu` rilevante rispetto alle esportazioni. Tale dinamica ha permesso di passare da un saldo negativo della bilancia commerciale di 4,3 miliardi di euro nel primo semestre del 2009 ad un saldo, pur sempre negativo, ma di soli 4,7 miliardi di euro, nel primo semestre 2010.
Il mercato del lavoro sara`uno degli ambiti-chiave sui quali misurare la ripresa dell`economia romena. Il Paese, che puo’ contare su una forza lavoro di 10 milioni di persone su oltre 22 milioni di abitanti, ha infatti registrato nel 2010 un tasso di disoccupazione pari al 7,6%, in aumento rispetto al 6,3% del 2008.
Secondo i dati forniti dalla Banca Nazionale Romena, il deficit di bilancio nel 2010 ha raggiunto il 6,5% del valore del PIL. Tale valore ha rispettato il parametro tracciato dal FMI nello stand-by-agreement, sottoscritto con la Romania nel 2009: esso prevedeva il contenimento delle perdite nel bilancio di stato entro il 6,8% del PIL su base annua. Il deficit di bilancio ha inoltre spinto il debito pubblico fino ad un valore di 45,3 miliardi di euro nel 2010, pari al 38% del PIL.
Il Paese aveva concluso, nel marzo del 2009, un accordo di prestito con il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, la Commissione Europea, la BERS e la BEI. Tale stand-by-agreement ha portato ad un trasferimento, in diverse fasi, di circa 18 miliardi di euro nelle casse del Paese. Il Paese ha concluso, nel febbraio 2011, un nuovo accordo, di tipo “precauzionale”, con il FMI, la Commissione Europea e la Banca Mondiale, ed avra’ a disposizione, in caso di bisogno, 5,4 miliardi di euro.
Per quanto concerne l’interscambio commerciale con la Romania, l’Italia si conferma il secondo partner di Bucarest dopo la Germania (l`interscambio e` passato da 4,4 miliardi di euro nel primo semestre del 2009 a 5,1 miliardi di euro nel primo semestre del 2010). A giugno 2010, l`Italia risultava il secondo Paese per valore delle esportazioni romene, dopo la Germania, con una quota del 14,2% del totale (2,4 miliardi di euro rispetto a 2,2 miliardi di euro del primo semestre del 2009). Nello stesso periodo l`Italia si e` posizionata come secondo partner per quanto concerne le importazioni (la Romania ha acquistato prodotti italiani per un valore di 2,6 miliardi di euro, il 11,9% del totale, rispetto ai 2,2 miliardi di euro,12,3% dello stesso semestre del 2009). L’Italia detiene inoltre, da oltre dieci anni, il primo posto per numero di aziende attive nel Paese (29872 al 31 ottobre 2010) ed e’ risultata nel 2010 il settimo per volume di investimenti (il dato non tiene conto pero` degli investimenti effettuati da societa` italiane residenti fiscalmente in Paesi terzi).
Impressionanti i “numeri” del rapporto bilaterale, con oltre un milione di cittadini romeni presenti in Italia, piu’ di 400 voli settimanali che collegano i due Paesi da 27 aeroporti, circa 800 mila addetti romeni impiegati presso le imprese italiane in Romania, 32.452 aziende romene in Italia (cioe' il 15,2% del totale dei titolari d'impresa stranieri nel nostro Paese): un vero e proprio “Sistema-Paese” che puo’ contare, oltre che sui principali attori istituzionali (Ambasciata, ICE, Camera di Commercio) anche su associazioni imprenditoriali, come Confindustria Romania, costituitasi all’inizio del 2011, su istituti di credito, compagnie assicurative, società di consulenza, gruppi specializzati nella realizzazione di infrastrutture, etc.
Tra i settori economici a maggiore potenziale, vi e’ senz’altro quello energetico. La Romania ha infatti individuato nella sicurezza e diversificazione degli approvvigionamenti energetici una delle tematiche chiave per il futuro del Paese. Per quanto riguarda il comparto dell`energia elettrica il Paese e`, dal 2007, esportatore netto, e sta sviluppando la produzione derivante da risorse rinnovabili, (idriche, eoliche e delle biomasse).
Gli investimenti italiani hanno fornito un contributo eccezionale alla crescita del Paese, soprattutto attraverso le piccole e medie imprese e sopratutto, negli ultimi anni, grandi gruppi industriali. Al dinamismo che ha caratterizzato il “Miracolo” Timisoara, all’inizio degli anni ‘90, animato dalle piccole e medie imprese concentrate nei settori ad alta intensita’ di lavoro attraverso la delocalizzazione della produzione e lo sviluppo di pratiche quali la lavorazione "per conto terzi" (sistema "lohn") di materie prime o semilavorati provenienti dall'Italia, e’ seguito piu’ recentemente l’affermarsi di joint- ventures con produttori locali per la fornitura e l'assemblaggio di parti di macchine o di beni strumentali e, negli ultimissimi anni, l’approdo di investimenti diretti da parte di alcuni grandi gruppi italiani. Ancora piu` recente lo sviluppo dell’industria ad alto valore tecnologico, dell`agroalimentare, del settore dei servizi e della produzione di energia, della logistica che sono tra le “nuove frontiere” dell’interesse delle nostre imprese, ed in misura crescente dei grandi gruppi. La Romania, infatti, si sta trasformando in uno dei mercati piu`importanti della “Nuova” Europa, confermando la propria vocazione a rivestire un ruolo-chiave come piattaforma produttiva per la macroregione dell’Europa centro–orientale e balcanica e per la piu` ampia area geografica che va fino al Caucaso, alla Russia ed alle Repubbliche centroasiatiche.
La presenza italiana e` diffusa in molte aree del Paese anche se, nel corso dell`ultimo decennio, ha manifestato la tendenza a concentrarsi in alcune zone specifiche. Tra queste e` rilevante la tradizionale presenza dei nostri imprenditori nel Nord—Ovest, in particolare nella provincia di Timisoara, dove si e`riprodotto un vero e proprio modello distrettuale italiano (oltre 2.700 aziende italiane e miste registrate). In tale area geografica e nelle province limitrofe (Arad, Bihor, Cluj) e` ancora concentrato un terzo dell`intera presenza imprenditoriale italiana in Romania, mentre un quinto delle nostre aziende ha investito nella municipalita` di Bucarest.
La presenza delle aziende italiane ha ricevuto un sostegno notevole da parte delle Banche italiane. Alcuni dei piu’ importanti istituti di credito del nostro Paese hanno aperto proprie filiali in Romania: tra questi vanno menzionati Unicredit, Intesa-SanPaolo, C.R. e Banca Italo-Romena del Gruppo Veneto Banca.
Alcuni gruppi italiani hanno effettuato importanti investimenti in Romania. Si possono citare, senza la pretesa di compilare un elenco esaustivo, alcuni esempi. Tra questi Pirelli, che ha realizzato importanti investimenti produttivi nel settore pneumatici e filtri, Tenaris, che ha rilevato la Silcotub di Zalau ed e’ presente anche a Calarasi, e poi Astaldi, Secol, Tirrenia Scavi, Pizzarotti, Euroholding nel settore delle costruzioni, il Gruppo Radici di Bergamo (impianto chimico e tessile a Savinesti), la Divani&Divani del Gruppo Natuzzi (stabilimento per la produzione di componenti di divani nella zona di Baia Mare), la Zoppas (stabilimento per la produzione di componenti per elettrodomestici), Parmalat, ENI Romania, Assicurazioni Generali, Autoitalia (Concessionaria Fiat-Lancia-AlfaRomeo-Maserati), Iveco, Butan Gas, SNAMProgetti, Edison, Gasplus, Siad, Ansaldo Nucleare (direttamente ed attraverso Anserv). Alcune joint-ventures italo-romene vedono il coinvolgimento di importanti società italiane del Gruppo Finmeccanica in Romania: la Rartel (partecipazione Telespazio), l'Elettra Communications (con partecipazione Selex-Communications).
Negli ultimi anni la presenza italiana in Romania si e’ distinta, tra gli altri, nel settore dell’energia, dei trasporti, delle infrastrutture e dell`agricoltura. Alcuni esempi sono: Ansaldo Energia ed Ansaldo Nucleare (Finmeccanica), che insieme alla societa’ canadese AECL e alla romena Nuclearelectrica ha ultimato la costruzione dei primi due reattori della centrale nucleare di Cernavoda; ENEL, che dopo la recente acquisizione di Electrica Muntenia Sud e’ diventato il maggiore distributore di energia del Paese servendo un bacino di circa 2,5 milioni di clienti; Astaldi, che, presente da oltre 20 anni in Romania, ha gia’ partecipato all’ammodernamento dell’aeroporto internazionale di Cluj-Napoca e della tratta ferroviaria Bucarest-Costanza e sta lavorando sovrappasso stradale Basarab Overpass nella citta’ di Bucarest ed allo di sviluppo dell’aeroporto internazionale Henri Coanda della capitale; Alenia aeronautica (Finmeccanica), che ha firmato a dicembre 2008 il contratto per la vendita di 7 aerei da trasporto tattico con il Ministero della Difesa romeno; Selex Sistemi Integrati, che ha realizzato il sistema di controllo del traffico aereo civile commissionato dal Ministero dei Trasporti romeno; SIA, che ha realizzato il sistema dei pagamenti interbancari per la Banca Nazionale di Romania; Pizzarotti, che, in joint-venture con Tirrenia Scavi, ha firmato con la Compagnia Nazionale Autostrade e Strade Nazionali della Romania il contratto per la realizzazione di un tratto dell’autostrada Bucarest-Ploiesti. Infine, nel settore agricolo sono gia` presenti numerosi imprese italiane tra le quali Riso Scotti, New Holland, Maschio Gaspardo, Colussi, Monaldi, Antinori. Circa 300.000 ettari di terreno coltivabile sono stati gia` acquistati da societa` a partecipazione italiana (il nostro Paese e` il primo investitore straniero nel settore agricolo in Romania) e la tendenza e` verso una ulteriore crescita.